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castello barresi branciforti

Castello Barresi Branciforti

Via Porta della terra - Militello in Val di Catania

Le prime notizie sul Castello risalgono al periodo normanno, e da allora esso è stato testimone di importanti avvenimenti ormai avvolti dalla leggenda.

Nel 1354 vi si tenne una riunione del parlamento siciliano. Nel 1410 la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino, vi trovò ospitalità nella sua tormentata fuga dal Gran Giustiziere del Regno Bernardo Cabrera. E fu qui che si consumò, nel 1473, il dramma di Aldonza Santapau, uccisa dal marito Antonio Piero Barresi perché sospettata di infedeltà.

Ingrandita ed arricchita dai Branciforte che ne fecero anche un luogo di cultura e di scienza, l’imponente costruzione che aveva forma quadrangolare e torri agli angoli non resistette alle scosse sismiche del 1693.

Nell’atrio del Castello troneggia la Fontana della Ninfa Zizza la cui costruzione risalente al 1607 è collegata ad un evento molto importante per la città di Militello: l’arrivo dell’acqua potabile.
Al centro della composizione, fiancheggiato da due teste di leoni accolte da altrettante nicchie, è posto un bassorilievo che raffigura Zizza attribuito a Giandomenico Gagini jr.
Alla base, una vasca ottagonale é sormontata da una maschera di satiro.

Il poeta e storico militellese Pietro Carrera (1573-1647), in omaggio all’arrivo dell’acqua potabile e alla costruzione della Fontane, compose il poemetto “Zizza - Idillio pastorale” che narra dell’infelice amore fra la ninfa e il pastorello Lèmbasi, trasformati in fonti sulla falsariga delle “Metamorfosi” di Ovidio.